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Lavoro in quota
Corte di Cassazione, INGENGNOSI

La scelta tra DPC e DPI come strumento di maggior tutela per i lavori in quota. Cosa dice la Corte di cassazione?

Tabella dei contenuti

Cosa sono i DPC e DPI? Si possono utilizzare entrambi oppure bisogna verificare attentamente il contesto di lavoro in cui si opera? In questo contenuto con IngegnoSi risponderemo a queste domande prendendo in considerazione la decisione della Corte di cassazione in merito a un grave infortunio di lavoro. In particolare, presenteremo e spiegheremo il caso e poi la decisione della Corte di cassazione individuando la ratio di tale scelta. L’obiettivo di tale contenuto è quello di fornire maggior chiarezza sul criterio di scelta tra i dispositivi di protezione collettiva e i dispositivi di protezione individuale. Prima vedremo insieme il significato tra i DPC e DPI e perché sono importanti, poi parleremo del caso e della sentenza della Corte di cassazione.

I DPC e DPI: cosa sono?

I dispositivi di protezione individuale e collettiva, ovvero i DPC e DPI sono strumenti e misure utilizzati per garantire la sicurezza sul lavoro, riducendo i rischi di incidenti e danni alla salute dei lavoratori. Vediamo cosa sono e le differenze tra di essi:

DPC e DPI

Dispositivi di Protezione Individuale (DPI):

  • I DPI sono strumenti, apparecchiature o indumenti progettati per essere indossati o utilizzati da una persona al fine di proteggerla da rischi specifici sul luogo di lavoro.
  • L’obiettivo principale dei DPI è quello di ridurre l’esposizione diretta del lavoratore da agenti fisici, chimici o biologici che potrebbero causare danni alla salute o incidenti.
  • Alcuni esempi comuni di DPI includono caschi, guanti, occhiali di protezione, scarpe antinfortunistiche, tute da lavoro, cuffie antirumore e maschere di protezione.

Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC):

  • I DPC sono misure e dispositivi che vengono adottati a livello di ambiente di lavoro per proteggere un gruppo di persone piuttosto che singoli individui.
  • L’obiettivo principale dei DPC è eliminare o ridurre i rischi alla radice, piuttosto che affidarsi alla protezione individuale.
  • Esempi di DPC includono barriere fisiche, sistemi di ventilazione, dispositivi di allarme, schermi antirumore e sistemi di controllo dell’accesso.

Dunque quando sono utili i DPC e DPI? I DPI sono utili a mettere in sicurezza il singolo lavoratore con indumenti, caschi e occhiali i DPC servono a mettere in sicurezza più lavoratori contemporaneamente tramite ponteggi per i lavori in quota, reti di sicurezza per prevenire cadute dall’alto, rilevatori incendio e tanti altri ancora.

Quando utilizzare i DPC e DPI? L’art. 111 del d.lgs 81/2008.

All’inizio di questo contenuto ci eravamo posti la domanda quando utilizzare i DPC e DPI. Ora daremo una risposta più chiara prendendo come riferimento l’art. 111 del d.lgs 81/2008. Noi di IngegnoSi riteniamo molto opportuno questo riferimento normativo perché è proprio in questo decreto che si condensa la ratio della decisione della Corte di cassazione in merito a un grave infortunio per un lavoro in quota.

Questo articolo sancisce l’obbligo del lavoratore di utilizzare attrezzature per i lavori in quota e l’obbligo del datore di lavoro di accertarsi che determinate opere avvengano in sicurezza. In merito alla sentenza che andremo ad affrontare la Corte sostiene che, quando i lavori temporanei in quota non possono essere fatti in modo sicuro ed ergonomico da un luogo apposito, spetta al datore di lavoro scegliere le attrezzature più adatte per garantire condizioni di lavoro sicure.

La sentenza enfatizza l’importanza di dare priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali. In pratica, ciò significa che, se possibile, bisognerebbe adottare dispositivi che proteggano tutti i lavoratori sul luogo, anziché fare affidamento solo su misure di protezione personali. Questo perché le misure collettive possono operare indipendentemente dalla scelta di un singolo lavoratore di non utilizzare il proprio dispositivo di protezione individuale.

Dispositivi di protezione per lavori in quota. La sentenza della Cassazione.

Sulla base di quanto afferma la Corte di cassazione, l’obiettivo è garantire la sicurezza sul lavoro, e la scelta delle attrezzature giuste gioca un ruolo fondamentale in questo processo. La sentenza sottolinea l’importanza di considerare la natura dei lavori da svolgere, le sollecitazioni prevedibili e la circolazione priva di rischi quando si scelgono le attrezzature di lavoro.

Altre disposizioni dell’art. 111 del d.lgs 81/2008.

L’art. 111 del d.lgs non si limita a dire di utilizzare i dispositivi di protezione a seconda del contesto di lavoro. Questo articolo concede al datore di lavoro la libertà di scegliere i sistemi di sicurezza più adatti per i lavori temporanei ad alta quota. Dunque, a seconda della situazione di lavoro il datore di lavoro può optare per i DPI o per i DPC. Inoltre, secondo la disposizione successiva del medesimo articolo (comma 4), il datore di lavoro utilizza sistemi di accesso e di posizionamento tramite funi solo in casi in cui l’uso di un’altra attrezzatura più sicura non sia giustificato per la breve durata di utilizzo o per caratteristiche del luogo non consone per il lavoro.

Inoltre, la sentenza del caso di infortunio di cui parleremo dopo rafforza l’orientamento iniziale del legislatore a favore dei sistemi di protezione collettiva per i lavori in quota. La sentenza riguarda un infortunio in cui un lavoratore cade da un’altezza di 4 metri a causa dello sfondamento di un lucernaio in plexiglas, risultato non protetto contro il rischio di caduta dall’alto e senza reti di protezione sottostanti. La Corte, dopo i ricorsi per cassazione, conferma la corretta applicazione delle norme di prevenzione degli infortuni, sottolineando l’importanza delle misure di sicurezza collettiva, come l’uso di reti anticaduta o l’installazione di sottoponti, soprattutto in lavori che richiedono aperture nella pavimentazione prospicienti il vuoto.

Il caso, la sentenza e la ratio della Corte.

Il caso riguarda un infortunio avvenuto durante lavori in quota. Un lavoratore presso una ditta subappaltatrice, durante alcuni lavori di rifacimento delle guaine su un tetto, inciampa e cade da un’altezza di 4 metri subendo gravi lesioni, oltre a sfondare un lucernaio in plexiglass. In questo caso specifico, l’assenza di reti di protezioni è la causa principali di tali lesioni e dell’incidente.

I titolari di una ditta subappaltatrice, di una ditta appaltatrice e il coordinatore per la sicurezza sono ritenuti responsabili di lesioni personali colpose gravi, aggravate dalla violazione della normativa di prevenzione infortunistica. Inizialmente, la sentenza della Corte di Appello li condanna a due mesi di reclusione ciascuno, successivamente sostituiti con una multa di 12.000 euro ciascuno, e revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Lavoro in quota - infortunio la sentenza della cassazione

La Corte di Appello ritine che la causa di tale incidente è da attribuire alla mancata adozione di misure di protezione collettiva. Tali misure di protezione risultano prioritarie rispetto a misure di protezione individuale. La sentenza sottolinea che l’installazione di una linea vita sulla copertura risulta meno efficace delle misure collettive, e che la protezione individuale era orientata alle cadute esterne, non verso l’interno dell’edificio.

Inoltre, la Corte di cassazione conferma l’inammissibilità dei ricorsi presentati, ribadendo che la normativa vigente conferisce priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali nei lavori in quota. L’obbligo del datore di lavoro è quello di adottare misure di sicurezza collettiva in via prioritaria, poiché tali dispositivi possono agire indipendentemente dall’uso o dall’omissione dei dispositivi individuali da parte del lavoratore. La Corte, inoltre, evidenzia che la linea vita installata sulla copertura non risulta idonea a evitare la caduta attraverso i lucernari verso l’interno dell’edificio.

Dunque, secondo la Cassazione i dispositivi di protezione collettiva, sono lo strumento di maggior tutela per la sicurezza dei lavoratori per due motivi. In primo luogo, sono prioritari come criterio di scelta delle attrezzature di lavoro. In secondo luogo, i DPI o i sistemi di posizionamento e accesso tramite funi sono una scelta subordinata nel caso in cui per la durata dell’impiego o per le caratteristiche del luogo non risulta logico adottare un’attrezzatura di lavoro più sicura.

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